Filosofia

La mia ricerca: perché la fascia

Più di vent’anni fa ho scelto di studiare il Rolfing® e il lavoro sulla fascia. Non perché fosse una moda o una tecnica interessante, ma perché sentivo che lì c’era qualcosa di fondamentale: il luogo delle relazioni.

La fascia è il tessuto che attraversa tutto il corpo. È lo spazio e la materia che permettono al corpo di incarnarsi.

È un tessuto fluido che unisce, connette, trasmette. Oggi la ricerca scientifica sta iniziando a mostrarci ciò che molti praticanti percepivano già da tempo: la fascia è un grande organo sensoriale, capace di informarci continuamente su ciò che accade dentro di noi e nel mondo che ci circonda.

Quando lavoriamo con la fascia non stiamo semplicemente lavorando sulla struttura del corpo. Stiamo lavorando sulla qualità della nostra esperienza nel mondo.


Incontrare se stessi sotto gli strati

Il lavoro sul corpo mi ha portata prima di tutto a incontrare me stessa.

Attraverso il Rolfing ho iniziato a sentire il mio corpo allinearsi in modo diverso nello spazio. La postura cambiava, il respiro cambiava, la percezione di me cambiava.

E poco a poco ho scoperto qualcosa di sorprendente:

sotto gli strati di compensazioni, tensioni, lassità e incollamenti… c’ero io.

Esistevo sotto strati di adattamenti, di conformismo, di modi di stare nel mondo che avevo imparato senza accorgermene.

Il corpo non era solo un insieme di muscoli e articolazioni. Era una storia vivente.


Quando il movimento libera la fascia

Poi è arrivato il Feldenkrais.

Se il Rolfing mi aveva mostrato la struttura e l’organizzazione del corpo nello spazio, il Feldenkrais mi ha fatto scoprire qualcosa di ancora più sottile: quanto profondamente i nostri schemi di movimento siano intrecciati con la nostra esperienza emotiva.

Attraverso il movimento ho iniziato a sentire come nella fascia fossero intrappolati piccoli automatismi, tensioni invisibili, movimenti parassiti che limitavano la fluidità del gesto e dell’esperienza.

Molti insegnanti Feldenkrais parlano di sistema nervoso, di apprendimento e di plasticità. Ed è vero.

Ma ciò che si muove, si differenzia e si riorganizza durante queste esplorazioni è anche — e profondamente — la fascia.

È da sempre uno dei dialoghi più interessanti tra il mondo del Rolfing e quello del Feldenkrais: due linguaggi diversi che, in fondo, stanno osservando lo stesso territorio.


Movely nasce da questa integrazione

Movely nasce da questo incontro.

Dall’esperienza diretta di un corpo che può ritrovare spazio, fluidità e verità quando smette di essere forzato e inizia a essere ascoltato e educato con intelligenza.

Per me il lavoro sul corpo non è una tecnica per correggere le persone. È un processo di scoperta.

Un modo per togliere progressivamente ciò che irrigidisce, ciò che confonde, ciò che disperde energia… fino a permettere alla persona di ritrovare un modo più autentico e funzionale di stare nel proprio corpo e nella propria vita.


Un atteggiamento amorevole verso il movimento

Movely racchiude questa visione.

Un atteggiamento curioso, rispettoso e amorevole verso il corpo e il movimento.

Non per diventare perfetti. Ma per diventare più presenti, più vivi, più capaci di sentire e orientarsi.

Quando il corpo ritrova organizzazione, il sistema nervoso riceve informazioni più chiare. Quando le informazioni diventano più chiare, il movimento diventa più intelligente. E quando il movimento diventa più intelligente, la vita intera cambia qualità.

Per questo Movely non è solo un insieme di tecniche o di lezioni. È un invito a ritrovare se stessi attraverso il corpo.